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12/05/2011

La cena degli invertebrati.

La cena degli invertebrati.
Di Massimo Boyer (testo e foto).
Pubblichiamo in questa sede articoli sulla biologia marina con l’intenzione di fornire uno stimolo ad osservare con attenzione il mondo marino durante l’immersione, e di dare una spiegazione a fenomeni che chiunque potrebbe osservare. Questo articolo è liberamente tratto da un originale pubblicato sulla rivista Subaqva nel giugno 2007. 



“Non si conviene anco lo abbandonarsi sopra la mensa, né lo empiersi di vivanda amendue i lati della bocca sì che le guance ne gonfino; e non si vuol fare atto alcuno per lo quale altri mostri che gli sia grandemente piaciuta la vivanda o 'l vino, che sono costumi da tavernieri e da Cinciglioni”. Così scriveva nel 1500 Monsignor Della Casa, autore del Galateo, da cui sono nate tutte le convenzioni attuali nella nostra società sulle cosiddette buone maniere. Nessuno vi avrà mai accusato di essere Cinciglioni, ma quante volte nella nostra infanzia abbiamo sentito frasi come “Togli i gomiti dal tavolo”, “Non parlare con la bocca piena”, “Stai seduto bene a tavola”, “Finisci gli spinaci prima del dolce”? Quante volte abbiamo reagito con un’alzata di spalle, sentendo queste raccomandazioni come una limitazione della nostra libertà… per poi renderci conto che, dopotutto, essere gradevoli verso gli altri non è così  inutile.
Anche se non siamo tutti esperti di galateo, anche davanti alle 3 forchette non sappiamo da quale iniziare, anche se rifuggiamo da esagerazioni e fanatismi, in generale la maggior parte di noi è pronta a fare un piccolo sforzo per non risultare sgradevole. E gli animali del mare? Gli animali non hanno convenzioni morali, non uniformano le loro azioni a nessun codice di condotta. Ovviamente il modo con cui mangiano si è evoluto sotto la pressione di fattori come le difese naturali delle prede, la competizione, e pulirsi la bocca o tenere i gomiti vicini al corpo non hanno nessun valore evolutivo. Stiamo parlando di sopravvivenza, di procurarsi il cibo necessario, il che nella maggior parte dei casi vuol dire uccidere un altro essere.
È a titolo di puro divertimento perciò che faccio qualche considerazione, cercando di rivedere il comportamento alimentare di alcuni animali marini alla luce del galateo. Mi piace fotografare gli animali mentre fanno qualcosa. Anche su questo, alla luce del galateo, forse ci sarebbe qualcosa da dire: voyeurismo? Preferisco definirla curiosità scientifica. E comunque spesso la fotografia aiuta il progresso delle scienze marine, mettendo in evidenza fenomeni che altrimenti passerebbero inosservati. Ho fotografato diversi invertebrati in azione, colti nell’atto di mangiare, cosa che fanno con modalità strane, particolari. Mettiamola così, cerchiamo di immaginare cosa avrebbe potuto pensare Monsignor Della Casa se avesse messo maschera e bombole e gli fosse capitato di osservare alcuni degli spettacoli che vi illustriamo di seguito. Crediamo che avrebbe perlomeno disapprovato.  

 
Chi ha detto che bisogna mangiare con la bocca chiusa? Le stelle di mare, prive di denti, hanno evoluto una modalità di presa dell’alimento che esclude la masticazione, ma esaminata nel dettaglio potrebbe risultare sgradevole ai più. Non avendo materialmente la possibilità di tagliare e strappare pezzi della propria preda, se questa è troppo grande per essere ingoiata intera, che fa la stella di mare? Con la massima naturalezza, l’echinoderma rivolta lo stomaco proiettandolo fuori dalla bocca, come si rivolta il dito di un guanto, e adagiandolo sulla superficie della preda (un corallo nel caso della temibile corona di spine, Acanthaster planci) in modo da farvi combaciare la mucosa gastrica, lo digerirà all’esterno per poi risucchiarlo in forma liquida.  
 

Parenti delle stelle ma più pacifiche, meno violente, alcune oloturie filtratrici sono in possesso di 10 tentacoli ramificati che estendono nell’acqua per intercettare il plancton. Alternativamente ritraggono uno dei tentacoli portandolo verso la bocca e introducendovelo per intero lo succhiano con gusto ripulendolo dei residui di cibo… Riprovevole, ma in fondo veniale. Nella foto l’oloturia Pseudocolochirus violaceusfotografata all’isola di Rinca, Indonesia.  
 

Tra i nemici più temibili delle stelle di mare, il gasteropode  Charonia tritonis. Lo spettacolo di un tritone che smembra una stella di mare per divorarla non è uno dei più edificanti, ma d’altra parte i gasteropodi a tavola non hanno proprio modi da signorine della buona società, come chiariscono meglio gli esempi seguenti.  
 

Degno di nota è il modo di pasteggiare di nudibranchi come Melibe viridis: grossi animali, con un velo orale, un’espansione del mantello davanti alla bocca. Potremmo dire che Melibe sia un appassionato di pic-nic. Quando trova un tratto di sabbia pieno di vita,  di piccoli crostacei, vermi e altri animaletti, vi stende con entusiasmo il suo velo orale carico di muco appiccicoso, che poi ritira e ingerisce assieme agli animaletti che vi restano invischiati.  Forse il primato dell’antigalateo spetta ai vermetidi: strani gasteropodi la cui conchiglia rimane fissata al substrato e cresce come il tubo di certi vermi.
 

Un vermetide è in tutto simile a una chiocciola, a parte il fatto che non si porta dietro la casina ma ci vive dentro, fisso. E come mangia? Il vermetide è un filtratore, per intercettare il plancton di passaggio e il materiale organico trasportato dall’acqua, emette dalla bocca un filo di bava, che segue la corrente, si allarga, formando una specie di rete di muco, una ragnatela. Il gasteropode mantiene il controllo della propria rete tenendone una estremità in bocca, e, quando si accorge che il muco è sufficientemente carico di cibo, velocemente lo risucchia. Questo prima che altri animali, tra cui alcuni pesci, glielo possano rubare: un bel velo di muco carico di sostanza organica fa sempre gola… Siamo al livello delle peggiori barzellette, ma vi stiamo semplicemente raccontando fatti dalla storia naturale dei molluschi. 
 

Harpa major 
è un vero vampiro del reef. Scivola silenzioso e veloce di notte, scandagliando la sabbia con il sifone, un naso sensibilissimo, alla ricerca della preda, nascosta sotto la sabbia, di solito un granchio. Quando lo localizza, l’azione diventa frenetica: Harpa espande il suo mantello, e lo usa per avvolgere il malcapitato crostaceo. Immediatamente lo innaffia con un muco vischioso e tossico, che ne fiacca la resistenza e lo soffoca. Le tenere carni della preda vengono infine risucchiate. Nel nostro caso un paguro (Dardanus megistos) attratto dalla scena si avvicina e attacca l’Harpa, probabilmente attratto dalla possibilità di un pasto facile. Senza scomporsi troppo il gasteropode lo neutralizza con un getto di bava appiccicosa. Il povero paguro si ritira con le chele invischiate in un blob di bava e sabbia, impotente ad attaccare ancora.  
 

L’ascidia appartiene a un gruppo detto tunicati. Il nome fa riferimento alla loro costituzione fisica: gli organi interni sono avvolti e protetti da una tunica, un involucro coriaceo, che ha soltanto due aperture, un sifone orale e uno anale, per la circolazione dell’acqua. Molti nudibranchi si nutrono di ascidie, e pasteggiano sulle morbide parti interne, introducendo una proboscide orale attraverso il sifone orale, e sorbendo i visceri, come si beve un colorato cocktail da una cannuccia. Nella foto il nudibranco Nembrotha cristata pasteggia sull’ascidia Clavelina robusta 
 

Lo stesso fanno i vermi piatti, con qualche variante: abbiamo osservato una specie ancora non descritta introdursi completamente all’interno di una grossa ascidia, infilandosi attraverso il sifone orale, mangiarne le parti interne, e uscire elegantemente dall’involucro svuotato. Estroso.  
 

I cefalopodi sono acerrimi nemici dei granchi. Quando ne possono acchiappare uno, lo immobilizzano da dietro con le ventose e poi, servendosi del becco acuminato, gli iniettano sostanze che lo paralizzano. Di solito cercano di portare la preda in un posto tranquillo, dove poterla spolpare. Il polpo delle nostre foto, Octopus marginatus, è noto per utilizzare le conchiglie abbandonate dei molluschi bivalvi come casa: ci si introduce, chiude le valve dall’interno, facendo presa con le potenti ventose, e le trasforma in un castello inespugnabile. Ma in questo caso, la pretesa di portarsi a casa i due granchi appena catturati si scontra con ovvie considerazioni di carattere volumetrico… Ingordo.  
 

Kakaban è un’isola indonesiana. Era un atollo, cioè una striscia di terra che circondava una laguna, comunicante con il mare. Circa 11.500 anni fa si sollevò verso l’alto, e il lago perse la comunicazione con il mare. La sua salinità cominciò a diminuire per le piogge. Le popolazioni intrappolate all’interno del lago cominciarono a seguire una loro storia evolutiva, prive di contatto con l’esterno. Come anche in altri laghi dell’Indo-Pacifico (per esempio a Palau, in Micronesia) la comunità biologica di Kakaban divenne dominata da una popolazione di meduse, che vivono in simbiosi con alghe unicellulari. I pochi predatori si adattarono a predare le meduse, ovviamente la risorsa alimentare più abbondante. Ed ecco spiegate le foto: una nuova specie di attinia, esclusiva di Kakaban, voracissima, senza nessuna considerazione per il galateo non esita a riempirsi la bocca con le molli, innocue meduse. …Cinciglione.  

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