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biologia

Il Parco Nazionale di Komodo, localizzato in posizione centrale nell’arcipelago Indonesiano, è nato nel 1980 col proposito iniziale di conservare le uniche isole al mondo dove, in ambiente di terraferma, viveva il drago di Komodo (Varanus komodoensis). Man mano nel corso degli anni la protezione si è allargata agli straordinari ambienti sommersi. Nel 1986 il parco ha ricevuto il riconoscimento di World Heritage Site e di Man and Biosphere Reserve dall’UNESCO. Attualmente la protezione è estesa ai fondali su un’area complessiva di 1817 km² (terre emerse incluse), che ospitano oltre 1000 specie di pesci, 260 di coralli.
Komodo fa parte dell’arco di isole conosciute come Sonda Minore (quelle che si estendono da Bali verso est per piegare poi ad arco verso nord). La caratteristica principale di queste isole è quella di rappresentare il vero limite, oceanografico e biologico, tra i due oceani, Pacifico e Indiano.
Per effetto degli Alisei, venti che a livello equatoriale soffiano costantemente da est, le acque del Pacifico sono trascinate verso sud-ovest, verso l’oceano Indiano, ma, frenate dalla frizione che si crea per le molte isole presenti, tendono ad accumularsi. Come risultato, il Pacifico ha un livello più alto rispetto all' oceano Indiano, esiste un dislivello di 5 cm in media (che varia a seconda della stagione, aumentando nel periodo da marzo a ottobre (monsone da nord-est) e muove correnti piuttosto forti. Notate che le correnti locali, percepite dal subacqueo accanto a isole o secche, possono essere modificate dal profilo del fondale e dalle maree e avere direzione opposta, ciò non cambia il flusso generale, che è da nord-est verso sud-ovest.
Dal punto di vista oceanografico quindi le acque equatoriali del Pacifico, calde, incontrano quelle più fredde dell’oceano Indiano lungo l’arco delle isole della Sonda Minore.
Dal punto di vista biologico la provincia biogeografica del Pacifico, con la grandissima diversità di specie che caratterizza i mari dell’Indonesia orientale, si estende fino alle vicinanze della costa meridionale delle stesse isole, per lasciare il passo con una soluzione di continuità abbastanza improvvisa alla provincia biogeografica dell’Indiano. Sebbene l’Indo-pacifico in realtà sia una sola grande regione biogeografica, ci sono diverse specie che caratterizzano in maniera evidente l’uno o l’altro dei due oceani, e l’esame attento di alcuni gruppi di pesci facili da osservare e riconoscere (pesci farfalla, pesci pagliaccio, pesci chirurgo) ci permette di individuare con una certa precisione questo limite. La comparsa tra i pesci farfalla di specie come Chaetodon triangulum o Chaetodon decussatus  ci segnala con sicurezza il nostro ingresso nelle acque dell’oceano Indiano.
Vediamo un cambio netto anche nella conformazione dei coralli costruttori, con molte specie incrostanti in sostituzione delle Acropora ramificate o tabulari, dominanti lungo la costa settentrionale delle isole, ma questo è effetto soprattutto della diversa esposizione al moto ondoso (molto intenso lungo la costa meridionale). Va anche ricordato come la corrente occidentale australiana porti verso l’Indonesia acque fredde, torbide e ricchissime di plancton, vera manna per tutti gli organismi filtratori, che qui abbondano con coralli molli, gorgonie, spugne e alcune specie assai caratteristiche (come l’oloturia planctivora Colochirus violaceus).
  
Tra le molte specie particolarmente significative di quest’area, segnaliamo un pesce chirurgo azzurro che viene di solito ritenuto una forma della specie Acanthurus leucosternon, molto tipica dell’oceano Indiano (è il pesce chirurgo più appariscente delle Maldive). Un esame più attento ha portato di recente alcuni scienziati a ipotizzare che si tratti invece di una nuova specie generata per ibridazione di A. leucosternon con A. nigricans, una specie del Pacifico. Normalmente separate, solo lungo la costa meridionale delle isole della Sonda le due specie sovrappongono in parte il loro areale. Questa sovrapposizioneparziale delle aree di distribuzione di specie tipiche di una delle due provincie, genera un aumento della biodiversità.

La specie simbolo

Rhinopias frondosa –scorfano algoso. Stranissimo scorpenide, lungo fino a 22 cm, di forma alta e compressa, con un tipico profilo del muso concavo e molte appendici cutanee di forma e estensione variabili, a seconda anche dell’ambiente. Ama fondali molli, sabbiosi o ciottolosi, fortemente concrezionati e coperti di spugne e coralli molli, tra cui si mimetizza grazie anche alla perfetta immobilità. Si nutre soprattutto di pesci che caccia all’agguato. Fino all’inizio degli anni ’90 era considerata una specie di ambienti profondi, raramente avvistata dai sub. Gli avvistamenti sono diventati molto più frequenti nell’ultimo decennio, non sappiamo se perché i subacquei visitano con più frequenza ambienti che prima evitavano o per un effettivo spostamento dell’animale verso acque più superficiali.
La colorazione può essere estremamente varia. Nella forma tipica è marmorizzata con macchie irregolari bordate di colore più scuro, su un colore di fondo che varia dal giallo al rosa al marrone al rosso o viola. Esiste una forma dal colore quasi uniforme, che di solito viene indicata con il nome di Rhinopias eschmeyeri (foto sopra), ma è probabile che si tratti di una forma cromatica di R. frondosa.
 
Sulla carta
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N.B.: il libro di Gosliner Coral Reef Animals of the Indo-Pacific è a nostro avviso il miglior libro in generale per la classificazione degli invertenrati della zona. Sulle pagine di Amazon.com (se non lo hanno corretto nel frattempo) appare la scritta "exclusive of vertebrates". E' un errore di stampa, in realtà il libro tratta solo di invertebrati.  


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